Zebra di Grant

NOME COMUNE:
Zebra di Grant
NOME SCIENTIFICO:
Equs quagga boehmi
ORDINE:
Equidae
FAMIGLIA:
Perissodactyla
DESCRIZIONE: 
E' un mammifero, appartenente alla famiglia degli equidi, come il cavallo, con un'altezza al garrese di circa 1,30 mt, una lunghezza corporea di 2,40 mt, una coda di circa 50 cm ed un peso di 340 kg.
DISTRIBUZIONE:
Vive nella savana e nella pianura dell'Africa sud-orientale, in particolar modo dall'Etiopia alla Namibia.
ALIMENTAZIONE: 
Si nutre di oltre 50 specie di erbe diverse.
RIPRODUZIONE: 
Dopo un periodo di gestazione di 375 giorni, ovvero più di un anno, nasce 1 solo cucciolo.
CURIOSITA’:
La zebra di Chapman è di gran lunga una delle zebre più diffuse dell'Africa.
Esistono ben 3 specie di zebra: le zebre di Grevy, le zebre di montagna e le zebre delle steppe, che sono le più numerose, tra le quali appartiene la zebra di Chapman.
In relazione all'evidente manto a strisce bianche e nere è stata scherzosamente nominata “cavallo in costume”, anche se il ragliare l'avvicina più ad un asino che ad un cavallo.
Secondo alcuni zoologi, le peculiari striature bianche e nere del suo manto, che sono proprie di ogni individuo così come l'impronta digitale dell'uomo, permettono una maggiore possibilità di mimetizzarsi alla vista del predatore, che potrebbe essere disorientato da un branco di zebre in corsa.
Inoltre, il contorno poco definito della zebra si accentua con il calore della terra africana (la temperatura diurna della savana può raggiungere i 50° C).
Questa forma di mimetizzazione, che ha il compito, quindi, di confondere il contorno del corpo dell'animale, è detta “somatolisi”, fenomeno presente anche nelle tigri e nei leopardi.
Le zebre, però, contrastano l'azione dei predatori sfruttando non solo la fuga, ma anche i propri sensi: possiede udito e olfatto buoni, ma non possiede una vista acuta.
I piccoli di zebra, come quelli di molti altri ungulati, sono già in grado di correre e camminare poche ore dopo la nascita: un adattamento che si è evoluto per ridurre il rischio di predazione, permettendo così al piccolo di seguire la madre durante gli spostamenti alla ricerca di cibo.
Le zebre costituiscono un terzo della dieta del leone, suo principale predatore, e in minor misura di iene e licaoni.
Il termine scientifico chapmani deriva dal naturalista inglese del XIX secolo James Chapman.