Homo Sapiens

L’Homo sapiens, comparve in Africa 200mila anni fa, per poi diffondersi in Europa e Asia circa 50 mila anni fa. In Africa 1,2 milioni di anni fa tutti gli Australopitechi erano scomparsi ed era solo l'Homo erectus a dominare la scena. Questo cominciò a cambiare e a differenziarsi, manifestando caratteristiche sempre più vicine all'Homo sapiens, avendo una capacità cranica superiore ai 1100 cm3 (1300-1500); cranio più arrotondato; fronte più ampia; mento accentuato e minore sporgenza della mandibola. Questa specie di Homo era intelligente e pensante, sapeva parlare circa come noi, esprimendo mediante il linguaggio ciò che faceva e ciò che pensava. Aveva sviluppato una tecnica avanzata per la produzione di armi e utensili adatti a qualsiasi uso. Sapeva pescare, cacciare, costruire trappole per la piccola e la grande selvaggina e navigare. Viveva in società organizzate, dove erano ben distinti i diversi ruoli di ogni individuo: il capo, il grande cacciatore, l’anziano, lo stregone, la madre custode del fuoco e così via. Diede vita all’arte, la quale fu l’espressione più alta della sua intelligenza, lasciandoci come testimonianza, nelle caverne, le pitture parietali.

PALEOLITICO SUPERIORE (dal greco palaios "antico" e lithos "pietra", ossia età "della pietra antica")
L’Homo sapiens lavorava sempre la pietra per ottenere soprattutto lame ed inoltre utilizzava materiali come ossa, corna di animali (avorio) per creare raffinati manufatti. Le tecniche di caccia vennero perfezionate: tra le armi più comunemente usate vi erano ancora le lance (con punte non solo di pietra, ma anche di osso o di avorio), zagaglie (arma primitiva simile ad una lancia piccola e leggera), arponi (utilizzati esclusivamente per la pesca), propulsori (un congegno atto a scagliare le lance con maggiore efficacia e potenza) e l’arco. Inoltre produceva anche oggetti d’arte, come le formose“veneri paleolitiche” (segno di abbondanza) o piccoli animaletti e oggetti ornamentali, come collane realizzate con conchiglie e denti forati. L’uomo non viveva più in caverne o grotte, ma iniziò a costruirsi delle vere e proprie capanne, come quella di Mezhirich, datata 15 mila anni fa e rinvenuta nel 1965 in Ucraina da un contadino che, scavando per espandere la propria cantina, scoprì una mascella di mammut. La capanna venne costruita con 385 ossa di mammut, ricoperta da pelli e quasi 30 enormi zanne vennero utilizzate come supporti per creare il tetto e il portico.

 

MAMMUT (Mammuthus)
Vissuto dai 5 milioni ai 5 mila anni fa, imparentato con l’attuale elefante, aveva zanne molto più lunghe, ricurve verso l’alto e all’indietro. Era un animale adatto a climi gelidi, in quanto era rivestito da una folta pelliccia di peli lunghi e bruni, e sotto la pelle aveva uno spesso strato di grasso isolante. Alto circa 3 m e lungo più di 4,5 m, era erbivoro e si nutriva di piante basse. Infatti le zanne servivano non solo come arma di difesa, ma per spazzare la neve dalle erbe di cui si cibava. Gli uomini dovevano riunirsi in gruppi per cacciare un mammut e poi ne utilizzavano ogni sua parte: carne come cibo, pelle per coprirsi, ossa per la capanna e gli utensili, tendini per i vestiti, ecc..

 

L’ARTE PARIETALE
L’uomo di Cro-Magnon, che prese il nome del luogo del suo primo ritrovamento in Francia, diede vita all’arte parietale delle pitture delle caverne, al cui interno praticava dei veri e propri rituali magici, come fece l’Homo di Neanderthal. I rituali magici erano il primo mezzo con cui l’uomo cercò di stabilire la sua superiorità e supremazia sulla natura per dominarla, e tentò di vincere la paura del pericolo, della fame, della morte e dell’ignoto. Le grotte venivano usate per celebrazioni rituali, cerimonie religiose o riti di iniziazione e qui gli artisti preistorici non solo cercavano di riprodurre in maniera realistica gli animali presenti nel territorio e che venivano cacciati (bisonti, mammut, cinghiali, buòi, cavalli, cervi, rinoceronti, stambecchi, leoni, lupi, camosci), ma anche l’uomo in scene di caccia, figure femminili ed impronte di mani. Per rappresentare tutto ciò, utilizzavano alcuni colori naturali: il giallo, l’arancione e il bruno, ottenuti dalle terre colorate e dagli ossidi di ferro, dall’argilla; il bianco ricavato dal carbonato di calcio, come la calce e il gesso; il nero fatto con il carbone di legna (che ha un’alta concentrazione di carbonio). Venivano utilizzati inoltre l’acqua, il grasso, il sangue, l’albumina delle uova e resine vegetali da mescolare con le polveri colorate. I colori erano stesi direttamente con le dita o venivano utilizzati rametti di legno con peli di animale. Come i Neanderthal, anche i Cro-Magnon seppellivano i loro morti, spesso ricoprendoli di sostanze coloranti naturali, come l’ocra. All’interno della tomba venivano messi anche alcuni oggetti come strumenti realizzati in pietra o osso, oppure ornamenti personali che costituiscono il corredo del defunto.

 

MESOLITICO (Periodo intermedio)
I gruppi di cacciatori-raccoglitori si erano pian piano adattati alle nuove condizioni ambientali: dopo l’ultima grande glaciazione infatti, il clima migliorò, permettendo a molte specie animali e vegetali di svilupparsi. L’Homo sapiens ebbe a disposizione delle nuove risorse alimentari: non cacciò solo mammiferi e uccelli, ma anche tartarughe, molluschi, pesci marini e d’acqua dolce. Inoltre raccolse alimenti vegetali come nocciole bacche, frutti selvatici, leguminose. La capanna veniva costruita con rami ricoperti da pelli.
NEOLITICO (dal greco nèos "nuovo" e lithos "pietra", ossia età della “pietra nuova”)
L’uomo non sfruttava più solo le risorse offerte dalla natura ma cominciò a produrre il cibo di cui aveva bisogno, coltivando la terra e allevando gli animali. Le donne che da sempre si occupavano della raccolta di semi e frutti, notarono che dai semi lasciati cadere a terra, nascevano nuove piante. Questo segnò l’inizio dell’agricoltura: dalla macina di piante selvatiche si passò alla domesticazione dei cereali (soprattutto farro, ma anche orzo) e delle leguminose (pisello, cece). Per aspettare il nuovo raccolto, bisognava restare sullo stesso luogo per un periodo sufficientemente lungo, quindi nacquero i primi villaggi che sorgevano vicino ai fiumi e l’uomo da nomade diventò sedentario. Da tende si passò a capanne fatte di paglia, circondate da uno steccato, e a palafitte rialzate dal terreno, per difendersi dai predatori. Impararono anche ad allevare gli animali: alcuni cacciatori si accorsero che i cuccioli, una volta catturati si abituavano alla presenza dell’uomo e diventavano domestici. Allevandoli si avevano sempre a disposizione latte e carne, e li si poteva utilizzare anche per il trasporto: si diede così l’avvio all’addomesticamento (I primi animali addomesticati furono: lupo, pecora, maiale, bue). I pastori invece restavano nomadi, sempre alla ricerca di pascoli. Per conservare i prodotti dell’allevamento e dell’agricoltura, l’uomo fabbricò contenitori in argilla, un tipo di terra che si poteva modellare facilmente e osservò l’indurimento, in seguito all’azione del fuoco, delle superfici in terra battuta o degli intonachi argillosi usati per rivestire le abitazioni. Le donne impararono a filare la lana delle pecore e fibre vegetali, (graminacee, canapa, giunchi, stipa, ginestra, ortica, lino, alberi come salice, olmo, quercia), a tessere costruendo telai e a tingere i tessuti con colori vegetali. L’avvento dei tessuti era stato preceduto dai cordami e dagli intrecci (fatti con il salice, il viburno, erbe palustri e graminacee), utilizzati per costruire capanne, vestiti, collane e nella pesca.