Australopiteco Afarensis

Gli Australopitechi vissero fra i 3,7 e 1,2 milioni di anni fa, in varie zone dell’Africa meridionale e orientale. Erano ominidi con andatura bipede, scatola cranica piccola (400-550 cm3), accentuato prognatismo, dentatura primitiva, alti poco più di un metro e con un peso corporeo compreso tra i 35 e 45 kg. Attualmente sono note 4 specie principiali del genere Australopiteco: afarensis 3,7-2,8 milioni di anni fa; africanus: 3–2 milioni di anni fa; boisei e robustus 2-1,2 milioni di anni fa. Dall’osservazione dei crani si è potuto notare che l’Australopithecus afarensis, vissuto 4-3 milioni di anni fa, ha il cranio piuttosto piccolo, la faccia invece è grande e protesa in avanti, c’è una prognatura, i denti anteriori come i canini sono ridotti, mentre i molari e i premolari sono decisamente voluminosi.

 

LUCY
Nel 1974 in Etiopia c’è stato un importantissimo ritrovamento di ominide, da parte di un gruppo di antropologi americani, mentre ascoltavano alla radio “Lucy in the sky with diamonds” (dei Beatles): uno scheletro ben conservato e quasi completo (40%) di Australopithecus afarensis (dal latino auster “australe, meridionale, del sud” e dal greco pithecos “scimmia”, ovvero scimmia del sud, e afarensis, dal nome di una regione in Etiopia). Lucy, così venne chiamata, visse 3,2 milioni di anni fa, era alta 107cm, pesava tra i 29 e i 45 kg, grazie alla forma del bacino si è potuto constatare che era una donna, aveva circa 25-30 anni, che al tempo erano molti dato che l'età media di questi ominidi era di circa 30-35 anni. Grazie al ritrovamento dell'osso pelvico (ossia del bacino), tibia e femore si è potuto constatare che camminava eretta, anche se aveva braccia ancora molto lunghe, il cervello molto piccolo, il muso sporgente come quello di una scimmia e la dentatura ancora primitiva: Lucy era erbivora e mangiava vegetali come frutta, noci, radici e tuberi che doveva riuscire a masticare.

 

PASSEGGIATA DI LAETOLI
Uno dei ritrovamenti più importanti per la ricostruzione della storia dei nostri antenati, è avvenuto nel 1978 a Laetoli in Tanzania. Gli antropologi, su uno strato di cenere vulcanica fossilizzata, notarono delle impronte di alcune gocce di pioggia. Iniziarono così a scavare tutto lo strato circostante portando alla luce moltissime impronte di animali (circa 50000, tra elefanti, uccelli, rinoceronti, giraffe, felini, galline, faraone, conigli, insetti…) che camminavano in quello strato ricoperto dalle ceneri, ancora fresche, del vulcano Sadiman. Dopo 2 anni di lavoro vennero rinvenute impronte di tre ominidi dall’antropologa Mary Leakey, vissuti 3,7 milioni di anni fa: si pensa sia stata una famiglia di Autralopithecus afarensis, formata da 2 adulti, un grosso maschio e una femmina più esile che camminavano forse tenendosi per mano, seguiti da un altro individuo più piccolo, che si divertiva a porre il suo piede sopra l'orma lasciata dal maschio, come se saltasse da un'orma all'altra. Animali e ominidi camminavano tutti nella stessa direzione lasciandosi alle spalle il vulcano. Lo studio di queste impronte ha permesso di capire che gli individui erano già perfettamente bipedi e che camminavano in modo simile al nostro. Da queste osservazioni si è dedotto che la separazione fra la linea evolutiva che ha portato alla linea dell’uomo e quella che ha portato alle scimmie antropomorfe sia avvenuta in un periodo compreso tra 7 e 4 milioni di anni fa. Le tracce della passeggiata furono immediatamente ricoperte da un nuovo strato di cenere vulcanica e con i diversi temporali che si susseguivano tra un'eruzione e l'altra, la cenere veniva bagnata e successivamente solidificata conservando così le impronte, formando nel corso dei millenni altri strati di sedimenti.