Yanamomi

Sulla base di ricerche archeologiche, i primi abitanti dell'America del sud discendono da popolazioni asiatiche di cacciatori e raccoglitori. Si pensa arrivarono in America dapprima attraverso lo stretto di Bering e quindi attraverso l'istmo di Panama. Gli Yanomami sono tra i popoli autoctoni più antichi e numerosi dell'America Latina e il loro nome significa "gli esseri umani", che si contrappone a "napè" che designa stranieri, nemici e uomini bianchi. Questo gruppo etnico abita nella zona della foresta dell'Amazzonia al confine tra Venezuela e Brasile: il territorio è composto da una densa foresta scarsamente popolata, dove le diverse comunità compiono una vita seminomade, spostandosi a mano a mano che i terreni attorno ai villaggi perdono produttività o quando il popolo si sente minacciato.

La struttura base della cultura Yanomami è la casa comunitaria chiamata “sciabono”, che conta diverse capanne. La costruzione dello sciabono è frutto dell’accordo e del lavoro della collettività: la scelta del luogo è sempre dettata dalla sicurezza dagli attacchi esterni, dalla fertilità del terreno da coltivare, dalla lontananza da fiumi o ruscelli. Attorno allo spiazzo, che chiamano “heha”, sorgono le capanne ricoperte di foglie di palma, con tetto fortemente inclinato. Da qui pendono alcune liane da cui gli Yanamomi si appendono durante gli uragani, per non far volare via il tetto. Tra i pali di sostegno si stendono le loro amache, fabbricate con liane e fibre: la tessitura delle amache, la raccolta e la filatura del cotone sono prerogative femminili.
Ogni famiglia vive in un settore del tetto dove ha il suo focolare, acceso giorno e notte per tenere lontani gli spiriti malefici, e
le sue suppellettili, come i cesti, ossa di animali, carni affumicate (o da affumicare se vicino al fuoco) e foglie di tabacco.
La vita intima familiare si svolge nella parte posteriore del tetto
mentre la vita sociale e religiosa nella parte anteriore, nella piazza.

Gli Yanomami vivono della coltivazione della terra, della caccia, della pesca e della raccolta di frutti, radici, etc., attività che si svolgono nelle vicinanze delle abitazioni. La caccia è l'attività alla quale gli uomini partecipano con maggior entusiasmo. Usano come strumenti solo arco, frecce e arpione, anche se in questi ultimi anni hanno introdotto l'uso del fucile, proveniente dai contatti con la cultura occidentale. Le frecce sono di diverso tipo secondo la punta e quindi l’animale cacciato.

Alcune punte, usate soprattutto in guerra, sono costruite in modo che si rompino dentro la ferita e lascino andare il curaro, un poderosissimo veleno, nel sangue. Queste ultime, intinte nel curaro, sono usate quasi esclusivamente per la guerra. Sulle loro frecce gli Yanomami usano incantesimi per migliorare la mira collocando dei bulbi di piante magiche vicino alla punta.

Gli Yonomami vivevano nudi fino a pochi anni fa;
l'introduzione del perizoma mascolino è molto recente.
Uomini e donne si vestono con un filo di cotone allacciato alla cintura,
al petto, alle caviglie e alle braccia;
gli ornamenti e il tanga, l'indumento femminile tinto con il rosso urukù sono di cotone. Gli Yanomami usano bracciali fatti di pelle o cotone insieme a penne e fiori: i primi sono attributi maschili, i secondi femminili.
Entrambi i sessi si perforano i lobi delle orecchie per introdurre stecchi fini di palma, penne o fiori.
Le donne si trapassano sempre il naso con uno stecco di palma come simbolo di bellezza.
Facendo bollire i semi dell’onoto ottengono una tintura gialla